HOOP

cover story

a cura di Chiara Nicolini

Intervista a
MARIA CRISPAL

FLIGHT OF LIGHT

 

La leggenda narra che all’alba di una notte di luna piena nacque una bimba chiamata Maria Crispal dalla pelle bianca come la luna e splendente come il sole. La bimba possedeva il segreto dell’universo, conosceva il buio e la luce, l’inizio e la fine, l’unità e la molteplicità. Questo potere fu affidato a due angeli gemelli: Candy Plume dolce e radiosa, sovrana dei desideri consci e manifesti e Dark Plume, misteriosa e solitaria, sovrana dei desideri inconsci e nascosti. Ma una Strega invisibile lanciò un maleficio sui due angeli che confusero l’identità di Maria Crispal facendole combinare tanti pasticci. La Terra così senza più armonia iniziò ad essere cancellata da un ciclone distruttivo, molti tentarono invano di arrestarlo finché, quando il mondo sembrava destinato a svanire, giunse in un giorno di Solstizio un Barbaro energico e coraggioso accompagnato da tanti bambini di mille colori che con la forza e la leggiadria dei loro cuori spezzò il maleficio della Strega. Candy Plume e Dark Plume si unirono nella forma di un unico angelo, di nome Crisp Plume, sovrano del caos infinito e Maria Crispal, risorta con un maggiore potere, volteggiò nell’universo come una trottola disegnando tra le stelle un mondo nuovo. Da quel giorno tutti i cuori della gente si liberarono nel cuore di Maria Crispal per danzare soffici come le piume sulla scia di un magico FLIGHT OF LIGHT

 

Maria Crispal. Questo nome racconta una storia che è il punto di partenza e la chiave di lettura della tua ricerca.

MARIA CRISPAL è il nick da me usato come performer, contrazione del mio vero nome MARIA CRIStina PALombieri, ma soprattutto Maria dall’egizio “myrhiam”(=principessa) e Crispal dall’aggettivo inglese “crisp”(=croccante). Mi propongo dunque come una principessa croccante, morbida e dura insieme, in un’epoca in cui gli opposti si incontrano, convivono e si confondono tra loro: cheap and chick, candy e dark, maschile e femminile, umano e tecnologico. Mi considero la principessa di un popolo composto da individui provenienti da tutte le zone della Terra e da ogni classe sociale desiderosi di colorare il mondo con una nuova energia creativa, un popolo raccolto in quella che ho definito RAINBOW BROW GENERATION. Il mio web-site è il santuario globale di questa generazione, che vi accede per postare il proprio cuore; l’icona del santuario sono io, rappresentante in veste di performer la macchina connettiva dei cuori del mondo. Il mio sito si presenta come un microblogging collettivo, che diviene connettivo con la mia azione performativa. Di volta in volta indosso la temperatura emozionale del mondo sul mio corpo che si trasforma in continuazione, la gente è a definirmi e senza di essa non esisterei.
Le mie performances assorbono insieme cultura “low” e cultura “hight” presentandosi come sketch che rivisitano in chiave contemporanea il voudeville, il cafè-chantant, il cabaret, mescolando l’estetica e la gestualità del neo-burlesque, il cirque-nouveau, l’arte di strada, la street-culture e le scene contemporanee, il tutto sommato ad un sunto iconografico appartenente alla mia personale formazione culturale fatta di raffigurazioni sacre cristiane, affascinazioni mitologiche classiche, cartoons giapponesi, favole disneyane, pop-gadget. Di ogni performance curo il trucco, la realizzazione dell’abito e delle scenografie, le riprese video e le SLOGONG. Queste ultime, da me inventate, sono degli slogan cantati in varie lingue (slogan+song=slogong) su tematiche sociali, ambientali, politiche ed economiche, composte da frasi brevi ed incisive tamburellate a ritmo incalzante con l’accompagnamento di strumenti musicali fatti di oggetti e materiali trovati nel luogo dello svolgimento delle performances, spesso di scarto e di rifiuto, decontestualizzati ed assemblati con la mia creatività.
 
Maria Crispal si trasforma anche nel personaggio di un brand, un logo dall’iconografia pop che nella sua forma grafica e accattivante sintetizza il concetto della mia azione artistica. L’“Icona” Maria Crispal si pone l’obiettivo di divenire un cult generazionale diffondendo la sua immagine tramite i più svariati gadgets e una serie di storie scritte e animate.
 
Un’attenzione particolare è rivolta alla concezione che hai del luogo e la funzione che esso ha per lo svolgimento delle performances.
Un luogo inteso come spazio virtuale dei social network e del web, ma anche come spazio reale delle vie del mondo.
Svolgo le performances tra il mio web-santuario  in cui accolgo i cuori della gente, e le vie del mondo, dove ridistribuisco i cuori inglobati come una moderna predicatrice lungo la scia di un viaggio illuminante che ho nominato FLIGHT OF LIGHT. La strada virtuale della rete e la strada fisica si uniscono in un solo percorso in infinita definizione.
Ad accompagnarmi sono i PUPINI PLUME, bimbi di tutte le razze con piume al posto delle braccia che si liberano in danze fecondatrici ancestrali. Li rappresento con illustrazioni, sculture, maschere, pupazzi di pezza e stickers che dissemino durante le performances come frammenti di vita nel cuore della terra. Con gli occhi immensi che specchiano l’infinito i Pupini Plume si manifestano ovunque, in spazi privati e pubblici, centrali e periferici. I Pupini sono la primordiale forza creativa dell’ universo presente in ognuno e un invito a ritrovarla dentro se stessi.
Durante i miei viaggi intorno al mondo ho la possibilità di ascoltare le diverse testimonianze di vita della gente, i differenti modi di pensare, agire, combattere, sognare. Le tante narrazioni, accavallate e mescolate nella mia mente, vengono restituite sotto forma di storie tra il fantastico e il reale che trascrivo ed illustro.
La mia azione connettiva tra reale e virtuale è evidente già in una delle prime performances “ViVa la fata turchina” svoltasi nel 2008 nella chiesa di S.Spirito in Saxia a Roma in collegamento con il mio avatar in Second Life. In questo caso mi presentavo come una ballerina di carillon con capelli spruzzati di blu e abito argentato di carta, immobile con occhi chiusi su una pedana circondata da tanti cuori bianchi di carta adesiva . Il pubblico doveva ad uno ad uno raccogliere i cuori a terra e venire ad attaccarli sul mio corpo, solo la connessione dei tanti io/cuori poteva farmi destare, solo un risveglio di coscienze in interazione poteva azionare la mia danza di nuova vita. Appena postati tutti i cuori su di me, la pedana iniziava a girare come un carillon ed io l’accompagnavo muovendo gli arti rigidamente, finchè non decidevo di scendere e liberarmi nello spazio intorno fondendomi con la gente. Da una realtà sequenziale, meccanica e autoreferenziale (la pedana) mi svincolavo per dirigermi verso una realtà istantanea, liquida e connettiva che mi lasciava trionfare nel cuore del popolo di cui rappresentavo simbolicamente la sposa e la madre. Trasportavo tutti verso un nuovo mondo di cui gli stessi tutti erano gli artefici. Contemporaneamente il mio alter-ego in Second Life raccoglieva i cuori degli avatar e li diffondeva su schermi luminosi.
Questa performance ho deciso poi di estenderla attraverso il mio web-site, che rappresenta simbolicamente il ventre di una donna incinta fecondata dai tanti cuori/semi del mondo. Ho scelto internet perché mi permette di relazionarmi con molta più gente senza limiti di confini e di diffondere allo stesso modo la mia azione. Dall’home del mio sito ci si dirama nei vari social-network in cui sono iscritta, che estendono il mio corpo virtuale. Tra tutti coloro che postano i cuori nel sito ne scelgo poi alcuni da fare partecipare alle mie performances per evidenziare l’unitarietà dei due mondi “reale” e “virtuale”, che probabilmente non dovrebbero essere più così definiti.
Nelle performances ricerchi l’interazione con le persone per creare una nuova energia. I legami si creano attraverso le tematiche che affronti, spesso di orientamento sociale, legate alla cultura contemporanea e globalizzata che si fondono con evocazioni di una memoria collettiva e quindi vicina alle persone stesse.
Come concepisci il tuo atto performativo e come definisci in esso il tuo ruolo?
Concepisco la performance come atto ritualistico di aggregazione energetica atta a ricreare secondo dei topos ripetuti e riconoscibili dei “drammi sociali” (per dirla alla Turner); i modi, i mezzi e l’estetica con cui le costruisco sono il sunto della cultura globalizzata che ci troviamo a vivere, che avvolge insieme non solo le diverse realtà attuali ma anche immagini stereotipate del passato e visionionarietà futuristiche.
La loro formula presenta un nuovo tribalismo riconducibile, secondo le teorie di Maffesolì, all’influenza dei social-network sui comportamenti umani e insieme associa una spettacolarità comunicativa derivante dall’accavallamento di altri medium, come televisione, cinema, pubblicità.
Durante le mie performances agisco sulle anime, dunque sull’invisibile all’occhio umano e sull’indefinibile a livello di categoria in quanto ancora non decifrato dalla scienza. Viviamo in un periodo in cui i rapidi cambiamenti determinati dal progresso hanno reso il contingente e il precario uno slogan, come sono concepiti lo spazio e il tempo oggi? domani? dopodomani? Affidarsi alla materia e al mezzo in quanto tale rischia di diventare una gabbia del vivere. Con le mie performances desidero comunicare alla gente la necessità di aprire i confini, già iniziata attraverso i social-network nel web, e di fluire insieme in un unico orgasmo cosmico. Credo in una rivoluzione possibile da attuare attraverso le reti, e il mio progetto artistico è quello di agire sulle coscienze in questo senso, scardinando ideologismi, pregiudizi, mentalità precostituite.
La mia azione in questo senso si fa più concreta all’interno del network Solstizio, nato da un’idea dell’artista Giuseppe Stampone, in cui diverse discipline si integrano tra loro eliminando ogni tipo di settorializzazione con il fine di creare una nuova comunicazione in cui la didattica, le scienze e le varie arti (cinema, musica, danza, performance, arte visiva..) unite attraverso l’uso delle nuove tecnologie si propongono di agire nel sociale con la partecipazione diretta di ogni singolo individuo.
Solstizio, per la sperimentazione portata avanti ha recentemente vinto un Progetto Europeo sulla salvaguardia delle risorse idriche da svolgersi tra l’Italia, la Polonia e la Croazia e collabora con la ong Progettomondo MLAL e con accademie e università come La Sapienza di Roma, La Federico II di Napoli e lo Iulm di Milano, inoltre ha ricevuto riconoscimenti da intellettuali di fama internazionale come Derrick de Kerchove che ha citato la visione del network nei suoi saggi.
Solstizio propaga la sua azione soffermandosi ai Paesi del sud del mondo che vivono particolari situazioni economiche e sociali legate al reflusso della globalizzazione. In questi viaggi io estendo le mie performances proponendomi come un”Icona Connettiva” nel coinvolgimento delle persone su problematiche legate ogni volta al territorio specifico, in questo ambito la mia arte relazionale si rivolge con particolare attenzione ai bambini delle scuole primarie.
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