Il lab dedicato allo Steirischer Herbst
herbst diary
Diario giornaliero in diretta da Graz.
Last post - 10.11.09
About day nine and ten - 10/11.10.09

Federico Leòn (AR) - „Yo, en el futuro“ -
Foto Wolfgang Silveri
Io, nel futuro
E' passato quasi un mese dalla fine dello Steirischer Herbst.
Sono tornato in Italia, tra altri festival, altri progetti, altri pensieri.
Mi sono accorto di non aver mai terminato il mio herbst diary. E mi sono chiesto spesso il perché.
I miei ultimi giorni a Graz li ho passati abbastanza freneticamente tra una conferenza sul tema del festival - con un illuminante intervento di Catherine Malabou - le
ultime mostre e gli ultimi spettacoli, fra cui l'interessante Yo, en el futuro di Federico Leòn.
Poi sono ripartito. All'alba di una fredda domenica mattina.
Solo oggi ho intuito di aver avuto la mia necessità di metabolizzare un esperienza gratificante e intensa, con un periodo di riflessione interna. Senza scritti. senza
parole. Ripensare a quei dieci giorni di festival da lontano. Dal futuro. Come per scoprirne l'essenza nascosta.
ALL THE SAME
In fondo lo Steirischer Herbst 09, dal titolo All the Same è stato un festival sulle differenze. Su come le differenze si siano eguagliate e i valori siano divenuti
mobili, interscambiabili.
Un festival dove tutte le possibilità sono state presenti in equa misura. Dove le realtà si sono equiparate. Senza nessuna nota negativa o nostalgica però.
Ci siamo trovati nel mare aperto delle possibilità. Dove l'essere umano può finalmente decidere ciò che più desidera. O provare tutto, senza ordini e gerarchie. Questo
quello che ho fatto anche io, mi sono avventurato fra i meandri di un festival, osservando tutto, partecipando a quante più cose possibili. Il Festival centre 09, la
casa di riposo per anziani Hotel Rollator, il MUMUTH, GIANT CITY, Void story, Yo en el futuro…
Vi invito a vedere i video realizzati dallo staff dello Steirischer Herbst. Li potete trovare qui.
Chiudo con un pezzo del mio gruppo preferito del festival. I Woog Riots, questa è una delle canzoni che ho ascoltato al party della prima sera allo Steirischer Herbst
2009.
Si ringrazia Steirischer Herbst, GRAZ Tourism www.graztourism.at e
Heide Oberegger
Day eight - 09.10.09
"Dass es so weitergeht, ist die Katastrophe!" - Walter Benjamin, Passagenwerk
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(continua)
Day seven - 08.10.09
rumore/noise
Oggi è iniziato il programma musicale Touch this Sound, un festival nel festival organizzato dai riminiprotokoll. Nella prima serata, interamente
ospitata nel Dom im Berg - lo spazio incastonato all'interno della rocca della città -, ho assistito al concerto della Heart Chamber
Orchestra, una piccola orchestra da camera, dodici elementi, i cui cuori dei musicisti erano monitorati da dei sensori e, con il loro battere,
producevano suoni e immagini. Decisamente straniante.
Inizialmente ero un po' preoccupato per la serata. Non amo articolarmente i concerti, non so mai dove guardare. Ma mi devo ricredere. La serata di oggi è stata
particolarmente piacevole, anche grazie alla costruzione della location che oltre alle sedie comprendeva divani e materassi su cui godersi le performance al
meglio.
La prima serata comprendeva anche il concerto dei Lucky Dragons, duo americano che avevo già avuto il piacere di ascoltare. Purtroppo sono
diventati un po' troppo anni '70 per i miei gusti. La performance - a metà tra il rituale indiano elettronico e il concerto collettivo fricchettone - non era male,
soprtatutto il risultato sonoro era estremamente piacevole, ma l'idea di coinvolgere il pubblico in un grande cerchio con legnetti e pietruzze mi ha un po'
devastato.
Irresistibili invece il duo sadomaso GX Jupitter-Larsen and The Haters. Che per mezz'ora sfracellano i timpani a tutti con un sound noise
duro, creato da microfono che striascia ripetutamente su tavolino, mentre in sala un piccolo generatore di corrente collegato ad uno strano macchinario ci fa -
letteralmente - venire i capelli dritti a tutti.

GX Jupitter-Larsen and The Haters - Ion-Gun - Foto Yashar Dehaghani
(pausa)
Ho bisogno di una pausa. Scrivere è molto più difficile di quanto si creda. Così ho scoperto questo bel reportage sulla mostra di arte pubblica Utopia and
Monument I, realizzato dai colleghi di Cast Your Art che consiglio
e vi allego. >>> Cast Your Art - Utopia and
Monument
(continua domani)

Yvon Chabrowski - "An interview with H.R.H. the princess of wales"
Day six - 07.10.09
talk talk
Oggi mi sono dedicato alle mostre organizzate dallo Steirischer Herbst.
Sono andato in giro per la città alla ricerca delle opere di Utopia and Monument I, la prima parte di una mostra biennale di arte pubblica; ho cercato di comprare e
vendere oggetti nel mercato fittizzio di The trend is your friends e mi sono perso tra le interviste di talk talk.
Talk talk è una mostra che indaga la forma intervista come pratica artistica. I video che compongono l'esibizione spaziano tra gli argomenti
più disparati, ma alcune mi hanno colpito particolarmente. Fra queste sicuramente l'opera di Antoni Muntadas, che ha ripreso un'intervista realizzata dalla CNN a
Pavel Polischenko, il principale interprete di Gorbachov durante gli anni del disgelo. Interessante anche l'opera di Corinna Schnitt, che in "Living
a beautiful life" indaga - al limite tra realtà e finzione - la vita "perfetta" di una coppia benestante di Los Angeles. Infine, tra il lavoro di Yvon Chabrowski,
artista tedesca che in "An interview with H.R.H. the princess of wales" veste i panni di Diana Spencer, nella sua famosa intervista alla BBC, dopo la rottura con
Carlo. Però c'è solo lei nel video, in uno sfondo bianco, senza intervistatore, senza null'altro se non l'artista su di una sedia che recita la parte di Diana con
molta precisione. Nelle pause, nelle inquadrature, nel movimento degli occhi, è tutto come nell'intervista originale, ma lei non è Diana e attorno a lei c'è il vuoto.
Ed è come ascoltare davvero per la prima volta le parole di Diana Spencer, la principessa triste, che in tv racconta - ad esempio - che quando uscì il libro
scandalo del suo stalliere (o quella era Madame Bovary? Non ricordo.) lei era preoccupata per i suoi figli, perché c'erano scritte "molte cose non vere" in quelle
pagine. E invece William, la sera stessa dell'uscita del volume, gli ha portato una scatola di cioccolatini "perchè pensava che la mamma potesse essere triste".
Sorriso e occhio languido.
COCAINE
Questa sera invece sono andato ad ascoltare la lezione aperta del seminario "The long memory of cocaine", che si sta svolgendo questa settimana al
festivalzentrum. Decisamente interessante. In una sola serata ho scoperto che:
1) La coca-cola contiene cocaina per certo e che i campi boliviani in cui viene coltivata la pianta per la famosa azienda e per produrre anestetico sono i soli
concessi dalla convenzione di Ginevra (!?!)
2) Il governo boliviano con gli spagnoli e la chiesa prima e le nazioni unite, l'america e i boss della malavita dopo hanno messo al bando tutti i campi di cocaina
utilizzati dagli indigeni per gli usi quotidiani, come la masticazione. Contemporaneamente però si sono sviluppati a dismisura i campi illegali per la produzione di
droga.
3) Masticare cocaina fa benissimo! Contiene principi nutritivi pari ad una colazione fatta di latte, cereali, nocciole e succo d'arancia. E' un potente stimolante
(pari a due tazze di caffè), ma fa meno male al cuore. Contiene un sacco di KH3, un agente antietà usato in tantissime creme per viso e corpo ed è anche un potente
afrodisiaco. E masticare cocaina, hanno dimostrato in un centro studi boliviano, aiuta ad eliminare la dipendenza dalla droga estratta dalla pianta.
Insomma devo aggiungere altro?
RICETTE
Vi avevo promesso una ricetta tipica. Mica potevo farla mancare al mio diario quotidiano.
Das Rostenbraten nach Alt-Wiener Art
Ingredienti: 4 bistecche da 150g, 30g di burro, 1 cucchiaio di farina, 1 piccola cipolla triturata, 1/2 cucchiaino di paprika, 1 cucchiaio di mostarda,
qualche cappero, 2 cetrioli sottaceto, un pugno di prezzemolo, la buccia di 1/4 di limone, 1/8 litro di panna acida
Preparazione: Preparate le bistecche imburratele ed infarinatele e fatele soffriggere da entrambi i lati nel grasso bollente, quindi mettetele da parte.
Usando lo stesso grasso friggete le cipolle con la paprika, i capperi, la mostarda e i cetrioli sottaceto insieme anche alle bucce di limone e prezzemolo. Versateci
sopra la panna e allungate con brodo sufficiente a rendere la salsa cremosa, qui la carne deve essere stufata fino a che diventi tenera. Servite con patate fritte nel
burro.
(continua domani)
Day four & day five - 05/06.10.09
Berlino 1968 e Rostenbraten nach Alt-Wiener Art.
Da lunedì il festival fa qualche giorno di pausa, con pochi eventi in programma,
concedendo il tempo agli ospiti della città di godersi l'autunno stiriano. Io ne ho approfittato oggi per andare a Vienna, ad un incontro di lavoro, e ieri per
concedermi un po' di shopping per le strade di Graz e la visione del programma di film dello Steirischer Herbst.
Purtroppo il film principale della serata era in tedesco, e non ho potuto apprezzarlo come avrei voluto. Tuttavia era un film del 1968 e raccontava la vita delle
organizzazioni studentesche a Berlino Ovest. Già perchè c'era Berlino Est e Berlino Ovest. C'era un muro e fra pochi giorni saranno passati vent'anni da quel crollo
storico che ha segnato la fine di un epoca. Mi ricordo il TG1, c'era Paolo Frajese mi pare, che annunciva il momento...
Ho pensato che finchè c'era il muro esisteva un segno tangibile della realtà del nostro passato, della II Guerra Mondiale. Chi ha visto quelle immagini in diretta, non
poteva non fare i conti con un passato che continuava a essere presente. Ma dopo? Ho come la sensazione che chi non ha vissuto quel momento - perchè ancora troppo
giovane o non ancora nato - non può avere memoria del passato, della realtà del passato. Una prova che tutto quello che studiamo a scuola è successo
veramente.
Mi consolo con una Rostenbraten nach Alt-Wiener Art. Vorrei allegarvi la ricetta. Ma penso ancora al muro e mi sembrerebbe cattivo gusto. Lo farò domani,
promesso.
(continua domani)


Day three 04.10.09
:: Willkommen im Hotel Rollator! ::
In gemeinsamer Arbeit haben KünstlerInnen und BewohnerInnen des Hauses Erzähltes und Erinnerungen in Bilder verwandelt, die erlebte Geschichte sichtbar machen und
gleichzeitig einen neuen Blick auf die Gegenwart öffnen. Die entstandenen Kurzfilme und das Magazin sind Brücken im Kontakt zwischen BesucherInnen und BewohnerInnen.
Die Hotellobby wird zum Treffpunkt zwischen drinnen und draußen, Alten und Jungen, Freunden und Fremden. Das Hotel bietet neben dem Magazin auch ein tägliches Programm
mit Gesprächen und Musik in der Lobby, Filmen und Fotoscreening im hoteleigenen Kino. Zusätzlich gibt es Kaffeefahrten, die einen näheren Einblick ins Hotelleben
ermöglichen: Die BewohnerInnen laden ins Zimmer zum Filmscreening, gezeigt werden die animierten Filme mit Szenen ihres Lebens. Und dann gibt es noch den
Betriebsausflug, der ins Festivalzentrum des steirischen herbst führt. Auch er ist offen für Gäste von außen.
Sono le tre del pomeriggio. Mi trovo nella periferia della città di Graz, all'inaugurazione dell'Hotel Rollator.
La traduzione esatta di Rollator in italiano è deambulatore e l'Hotel Rollator si trova all'interno di un centro anziani! Mi sento un po' spaesato. Sulle pareti c'è
del tessuto damascato, all'ingresso una vera reception, e una grande sala comune, con tanto di piccolo palco gremita di gente. Per lo più si tratta di anziani
ospiti della struttura, ma ci sono anche anche molti ospiti, mamme con bambini, persone che seguono il festival.
Un concertino jazz apre l'inaugurazione, subito dopo un signore presenta le autorità ospiti (ovviamente in tedesco, e io non capisco molto) e ci invita a visitare le
attività dell'albergo.
Si può scegliere fra una mostra di abiti all'ultima moda creati da alcune anziane signore, una selezione fotografica con protagonisti gli abitanti dell'Hotel Rollator,
o un piccolo cinema dove vengono proiettati alcuni cortometraggi realizzati a partire dai racconti della vita degli ospiti dell'hotel.
Ci offrono una fetta di torta, del succo di mela (che qui in Austria, per chi non lo sapesse, va un sacco e si chiama Apfelsaft, anche nella versione frizzante
allungato con acqua gassata) e delle allegre cartoline che ritraggono gli anziani in pose da divi del cinema.
Io ho scelto i film, e mi sono spostato nel piccolo cinema dell'Hotel (anche quello con pareti damascate), lì nel semi buio della sala mi è sorta una domanda. Chi è il
vero soggetto da osservare in quella strana dimensione dell'Hotel Rollator? I film, le foto, i vestiti o gli anziani stessi? Io guardavo quelle persone, dal viso
segnato dagli anni che guardavano i loro ricordi, loro stessi, trasposti in video e mi sono sentito stranamente fragile anche io. Si può sopportare il peso dei ricordi
di una vita? O è meglio dimenticare tutto?

Forced Entertainment (GB) - „Void Story“ - Foto Wolfgang Silveri
UNA QUESTIONE IMPORTANTE
Void Story dei Forced Enterteinment è uno spettacolo strano, vorrei raccontare qualcosa al riguardo, ma non riesco. Una domanda scomoda per chi
scrive un diario come questo si è insinuata nella mia mente dopo gli spettacoli di Mette Ingvartsen e ha acquistato sempre maggior forza dopo Void Story.
Si può realmente parlare/scrivere/raccontare di uno spettacolo?
Certo potrei raccontarvi cosa è accaduto in scena, ma non è esaustivo, e spesso quello che "accade" in scena non è lo spettacolo; potrei dire quali sono state le mie
reazioni, cosa ho provato durante la performance o a cosa mi ha fatto pensare (la parte di me più critica riuscirebbe bene a farlo, perchè, ad esempio, non era proprio
convita al 100% di tutte le scelte proposte dai Forced Entertainment), ma come si può raccontare qualcosa in cui bisogna essere presenti, che bisogna esperire con il
proprio corpo, con la propria presenza? Sono sempre più convinto che, forse, le parole non siano più il mezzo adatto. Perchè le parole definiscono - finiscono - i
significati e questi significati, questi segni sono come divenuti troppo stretti. Imprigionano il senso più che aprire nuovi mondi.
Il tema del festival di quest'anno è ALL THE SAME. L'ho accennato il primo giorno, ma non ho scritto nulla al riguardo.
All the Same – What is valid if everything is valid?
Our societies are in a crisis of equality – although we are far removed from the goal of egalitarianism: The gap between rich and poor is growing ever larger,
with no chance of equal opportunities. Other inequalities are upheld by intolerance, fear, protection of vested rights, and envy. Despite all of this, every ideology
finds an equality argument to suit its agenda: Neoliberal desolidarisation campaigns propagate that anyone can achieve social advancement if only they want to.
Elsewhere, tolerance becomes synonymous with indifference towards the fate of others or serves to avoid having one’s own opinions.
Amidst all of this there appears a call for new, old values that are believed to have been made the same. Values that ensure that social and geographical gaps are
upheld, guaranteeing sovereignty of opinion and protection of property. But, on the other hand, values that also organise social life, defining criteria for acting or
not acting, for our dealings with each other.
The fast-paced social and economic change in recent years creates a sense that nothing is equal any more, that there is not enough sameness in society, no longer
enough things that are valid for everyone, to define a common standard. And, at the same time, that there is too much indifference, that the most varied biographies
and identities are indiscriminately made equal, and that we ourselves are increasingly coming to resemble the others and becoming indistinguishable from them.
steirischer herbst festival 2009 and "Spielfeldforschung" ("Playing field research"), the theoretical backbone the festival, plays with the notion of “All the
Same” that, on the one hand, describes a lack of interest that we develop towards the present, the future and the past. And, on the other hand, that demands the
same validity: equal rights, respect for other cultural values, ways of life and cultures, making concessions as regards interests that are purely self-serving. As a
social mission, as a utopia, and as an everyday demand.
(continua mercoledì)

Day two - 03.10.09
Graz è una bella città. Non è nè troppo grande nè troppo piccola, è attenta alla conservazione di una propria identità, ma al contempo aperta alle novità
architettoniche - tra l'altro quest'anno hanno inaugurato un'altro super spazio dedicato al contemporaneo il MUMUTH, ma ne parlerò tra poco -.
E poi è la città dove è nato Schwarzenegger, sì proprio lui, quello di Terminator e Atto di forza, l'attuale governatore della California.
Non che questo sia un valore aggiunto, tuttavia la gente del posto ne va molto fiera, ci sono sue foto in molti locali, lui abbracciato al gestore, lui che beve birra,
lui che mangia un frankfurter.
Qualcuno mi dice che torna spesso qui, ma forse sto decisamente divagando.
SULLE PAROLE
Sono al secondo giono di diario e sono già in crisi sulle parole che uso. E ieri ho volutamente dimenticato di scrivere un introduzione su questo progetto. Forse è il
caso di fare un passo indietro.
RELOAD herbst diary è un diario "privato" che racconta - alla ricerca di una forma ibrida fra la cronaca e la critica - dieci giorni di
Steirischer herbst.
La forma diario permette di esplorare due questioni che al momeno sento vicine. La prima riguarda l'uso delle parole.
Ultimamente ho un grande problema con le parole che definiscono il contemporaneo. Perchè sono come coperte troppo corte, lasciano sempre fuori una parte di
oggetto/concetto da definire. Bisognerebbe risemantizzarle - e in HOOP c'è un tentativo in quella direzione - o ogni volta spiegare cosa si vuole dire. Questo rende le
conversazioni decisamente più complicate. Tuttavia la scrittura è una parte integrate del mio lavoro e sentivo la necessità di mettermi nuovamente alla prova con una
modalità di scrittura rapida - quotidiana - e al tempo stesso protetta. In questo senso il diario "privato" mi permette di non dover necessariamente confrontarmi
subito con il senso di ogni parola. E' un esercizio, una prova, che comprende nel suo essere l'errore, la svista, la frase cancellata.
Secondariamente mi permette di esplorare una modalità di scrittura che inserisce nel racconto degli eventi anche dettagli privati. Perchè credo che la visione degli
spettacoli sia sempre influenzata dalla nostra storia, dal nostro essere, da cosa abbiamo fatto e cosa dovremo fare dopo la performance. Siamo noi che con il nostro
essere riconosciamo nello spettacolo i segni che più ci sono prossimi. Questo non significa che ritengo sempre necessario esplicitare la nostra biografia per
fare approfondimento, ma anche in questo caso sentivo la necessità di approfondire questo argomento questa questione.
Ecco ho scritto troppo e sono stato poco chiaro. Ma poi se è un diario "privato" perchè esplicito queste cose?
EVAPORATED LANDSCAPE


Il MUMUTH è stato inaugurato all'inizio di quest'anno. E' un grande palazzo vicino all'università di Graz dedicato alla musica e al teatro. All'interno contiene
diverse sale e l'architettura è... fantastica - non trovo altre parole per descriverla -. Una lunga scala rossa, attorcigliata su se stessa è il centro della hall, in
un piano rialzato c'è il bar, da cui vedi la hall d'attesa e l'ingresso, le pareti esterne sono quasi tutte di vetro, così si può vedere l'interno e viceversa.

Mette Ingvartsen - „GIANT CITY“ & „evaporated landscapes“ - Foto Wolfgang
Silveri
Ora vorrei parlare di quello che ho visto all'interno del MUMUTH, ovvero GIANT CITY e evaporated landscapes, due
lavori di Mette Ingvartsen, tuttavia mi è davvero difficile descrivere cosa ho visto. Perchè non è tanto importante cosa ho visto, ma piuttosto cosa
è accaduto negli interstizi, negli spazi vuoti fra i "protagonisti" delle due performance.
Dovrei raccontarvi una non-storia. Una storia in negativo. Fatta prima di spazi e relazioni fra gli uomini e poi di interazioni fra agenti "atmosferici".
Perchè è dall'accostamento delle cose che scaturisce una possibile identità - evocativa o immaginifica - degli oggetti stessi.
Tuttavia non voglio scrivere altro. Così come ieri dopo le performance non ho parlato per lungo tempo. I lavori che mi colpiscono mi fanno spesso quell'effetto.
POSTILLA
Mi ricredo sulla selezione musicale. Questa sera hanno suonato i The very pleasure. Un trio alquanto bizzaro, ma davvero interessante. C'era molta gente.
faceva un gran caldo nella sala. Lo stile mi ricordava un po' i King of Convinience remixati da un gruppo folk americano.
Tuttavia, nonostante mi siano piaciuti molto, non riesco a togliermi dalla mente il motivetto "anti-folk" del gruppo di ieri sera.
(continua domani)

LAUGHTER

Antonia Baehr (D) „Lachen“ - Fotos Jan Stradtmann
(continua domani)
herbst diary è un progetto curato e realizzato da Jacopo Lanteri.
Special thanks to Steirischer Herbst and Heide Oberegger