teatro contemporaneo in forma di festival 2010
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(c) Paolo Rapalino
Questo progetto di accoglienza di idee e creazioni artistiche legate all’azione performativa (principalmente teatrale, ma anche coreografica, musicale e
video) prende avvio nel 2003 ed è fortemente connesso con la nascita e la crescita del progetto teatrale di Anagoor. Un minifestival che è diventato un
appuntamento riconosciuto dell’estate castellana, faro per gli appassionati di teatro e tutti i curiosi nella provincia di Treviso e non solo, per la
posizione strategicamente baricentrica delle due principali location della manifestazione: il Teatro Accademico di Castelfranco Veneto e La Conigliera di
Castelminio di Resana.
Il festival quest’anno intende orientare la riflessione sulla questione della memoria senza rivolgersi alla tradizione.
Cosa significa ricordare, archiviare, preservare dall’oblio?
E come mettiamo in atto oggi le scelte critiche su cosa conservare alla memoria e cosa lasciare andare?
Come si trasforma la memoria? Che mutazioni subisce?
Abbiamo invitato cinque compagnie a presentare altrettanti lavori che affrontino il tema della memoria da punti di vista alternativi.
Non solo il metodo di archiviazione totale del presente, come proposto dai Babilonia Teatri che poi rigurgitano un blob indistinto, irriverente, caustico, che
è la fotografia pornografica (perché morbosamente interessata ai dettagli sordidi e triviali) di come siamo ora. Ma anche la visione narrativa dei Muta Imago
di una vita autentica (quella di Lev Zasetsky, soldato Russo della Seconda Guerra Mondiale), in cui ogni ricordo è ridotto ad un cumulo di macerie e frantumi a
causa dei traumi fisici e psicologici. O ancora la memory box dolente, sarcastica e cinica del Teatro Sotterraneo, che racconta di un’imminente fine
della specie e del vano e tragico tentativo di fissarne la storia della civiltà, dei costumi, degli evanescenti e commoventi gesti quotidiani. Una ricerca
disperata di memoria in lotta contro il tempo. L’indagine prosegue con altri lavori che mettono il corpo al centro della ricerca come antenna ricevente
capace di raccogliere le onde sismiche o sarebbe meglio dire mnestiche: i corpi di Andrea Fagarazzi e I-Chen Zuffellato, innanzitutto, che, in IO LUSSO, si
fanno simulacri rammemorativi dei nostri corpi presenti e delle nostre identità squassate dai desideri indotti, una fame bulimica coatta, verso oggetti esterni
sempre futuri, irraggiungibili o mai appaganti; infine i corpi delle performance di Plumes dans la tete: Lorenzo Senni, in primis, percussionista e performer,
in OGNUNO HA IL SUO FANTASMA, traccia un movimento di tale virtuosismo e vigore da imprimere nel tempo un’impronta del gesto capace di lasciare una
scia.
Un ricordo di sé nello spazio ormai vuoto. Un fantasma appunto.
Una memoria.
Come un leitmotiv delle serate un’installazione audio di Jacopo Lanteri accoglierà il pubblico: frammenti audio di memoria collettiva italiana, legati a
questi ultimi trent’anni di storia, nei quali il ricordo viene slegato dall’essere rappresentativo per riappropriarsi di una dimensione originaria
della parola.
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